Una pace di carta: il Tigray riparte dalla guerra

Il Filo Rosso | Newsletter settimanale de Il Caffè Geopolitico | 6-12 aprile 2026
Care lettrici, cari lettori,
la nostra newsletter domenicale vi propone una lettura breve e strutturata, costruita attorno a un filo narrativo che collega i nostri articoli della settimana e aiuta il lettore a capire perché ciò che è successo conta e che cosa osservare per farsi una propria idea. Buona lettura dalla Redazione!

Il segnale della settimana

Il Corno d'Africa è tornato al centro della scena, ma quasi nessuno lo ha notato. A gennaio le forze federali etiopi e le milizie del Tigray People's Liberation Front (TPLF — il partito che governa la regione del Tigray da decenni) si sono scontrate di nuovo. Non è una novità in sé: la pace firmata a Pretoria nel novembre 2022 non è mai stata davvero implementata. Le truppe eritree occupano ancora parti del territorio, le milizie tigrine non si sono disarmate, gli sfollati sono quasi un milione. Quello che preoccupa ulteriormente è la dimensione regionale del rischio: se il conflitto si allarga, trascina con sé lo Stretto di Bab-el-Mandeb — uno dei principali corridoi del commercio mondiale — proprio mentre lo Stretto di Hormuz è già sotto pressione. Due chokepoint globali in fiamme contemporaneamente non è uno scenario gestibile.
Articolo in evidenza: Tigray, il conflitto che può infiammare il Corno d'Africa — Gabriele Rizzi Bastiani — L'analisi più aggiornata sulla crisi: ricostruisce le fazioni, i calcoli sbagliati e spiega perché uno scontro locale rischia di diventare un problema per tutti, Italia compresa.

📚 Il Caffè Geopolitico segue questa crisi da tempo
Per chi vuole capire come si è arrivati fin qui, la redazione propone di leggere gli articoli che raccontano le svolte principali di questa storia. 
La crisi in Etiopia, un rischio per l'intera Africa (2021) — novembre 2021: il TPLF è a 400 km da Addis Abeba, Abiy Ahmed proclama lo stato d'emergenza. L'Etiopia — sede dell'Unione Africana, partner di Occidente e Cina — rischia di collassare.
Etiopia e Tigrai firmano la pace: è davvero finita la guerra? (2022) — novembre 2022: l'accordo di Pretoria mette fine a due anni di guerra e 500mila morti. Ma l'Eritrea è esclusa dal tavolo, le concessioni ai tigrini sono "dolorose", il negoziatore stesso le definisce così. La pace nasce già fragile.
Etiopia, il conflitto nel Tigrai è una ferita ancora aperta (2024) — luglio 2024: quasi due anni dopo Pretoria, le truppe eritree occupano ancora il Tigray, le infrastrutture sono distrutte, nuovi scontri scoppiano al confine con la regione Amhara.
Etiopia, colpo di mano in Tigrai: si rischia un'altra guerra (2025) — marzo 2025: la fazione radicale del TPLF guidata da Debretsion Gebremichael prende il controllo di Macallè con un colpo di forza, espellendo la fazione moderata di Getachew Reda. Il TPLF si spezza in due.
Etiopia, crisi profonda: sale la tensione nel Tigrai (2025) — maggio 2025: il TPLF viene dichiarato illegale dal governo federale. Abiy Ahmed punta al centralismo, l'Eritrea gioca la sua partita ambigua, le milizie Fano nell'Amhara si moltiplicano.
Corno d'Africa: Etiopia ed Eritrea sull'orlo di un conflitto? (2026) — gennaio 2026: Addis Abeba allude apertamente a voler riprendere uno sbocco sul Mar Rosso, perduto con l'indipendenza eritrea nel 1991. Il conflitto si internazionalizza: Israele riconosce il Somaliland, l'Egitto sviluppa i porti di Assab e Gibuti, Turchia e UAE si posizionano.
Etiopia, Tigrai ed Eritrea: verso la soglia critica? (2026) — febbraio 2026: scontri con droni lungo il fiume Tekeze, un milione di sfollati, l'Eritrea che manovra ai margini. La soglia critica è vicina.

Radar: cosa abbiamo studiato in questi giorni

📌 Perché è importante L'Iran risponde agli attacchi USA sui siti nucleari con droni e missili. La Russia produce tra 160 e 220 droni Shahed al giorno. I Paesi NATO producono 3.000–4.000 missili intercettori all'anno, con tempi di consegna fino a 18 mesi. La matematica è semplice e sgradevole: ogni settimana di conflitto ad alta intensità consuma più difesa di quanta se ne possa ricostituire. Non è un problema tattico. È strutturale, e riguarda anche l'Italia: circa il 20% delle importazioni energetiche italiane dipende dall'area del Golfo, e il profilo del nostro sottofinanziamento militare è identico a quello di Francia e Regno Unito.
🔭 Da tenere d'occhio Il ritmo di consumo degli intercettori nei Paesi direttamente coinvolti nelle operazioni. Se il conflitto si allargasse, il problema smetterebbe di essere bilaterale e diventerebbe collettivo per tutta l'Alleanza. Il momento in cui i governi europei annunceranno ordini di emergenza per il munizionamento sarà il segnale che la dimensione reale del problema è finalmente pubblica.
📌 Perché è importante Golob vince di misura le elezioni del 22 marzo ma perde la maggioranza assoluta: la coalizione di governo scende da 53 a 40 seggi. Sullo sfondo emerge qualcosa di più preoccupante: durante la campagna hanno operato agenzie di intelligence israeliane — tra cui Black Cube — con l'obiettivo di diffondere contenuti diffamatori contro esponenti vicini al premier. La Slovenia, che aveva riconosciuto lo Stato di Palestina e definito "genocidio" le azioni israeliane a Gaza, diventa così l'ennesimo laboratorio europeo di interferenza elettorale straniera, dopo i precedenti russi e ungheresi.
🔭 Da tenere d'occhio La capacità della presidente Pirc-Musar di formare un governo stabile in un parlamento frammentato. E il comportamento del partito Democratici di Anže Logar — l'ago della bilancia che ha dichiarato di non volersi alleare né con la sinistra né con la destra — sarà il vero test di tenuta del sistema politico sloveno nelle prossime settimane.
📌 Perché è importante Hezbollah — il movimento armato libanese sostenuto dall'Iran — ha aperto un nuovo fronte nel conflitto USA-Iran, e sta dimostrando una cosa che Israele non si aspettava: non è stato distrutto. Nonostante Tel Aviv avesse dichiarato di aver eliminato l'80% della sua capacità militare, Hezbollah tiene il campo con imboscate, missili anticarro e attacchi sul territorio israeliano. Israele ha dovuto correggere la sua tattica, passando dal tentativo di avanzata rapida a fuoco a distanza, droni e artiglieria. Un cessate il fuoco è stato raggiunto nella notte tra il 7 e l'8 aprile, ma la situazione resta instabile.
🔭 Da tenere d'occhio Se il cessate il fuoco reggerà e a quali condizioni verrà eventualmente formalizzato. La capacità di Hezbollah di riorganizzarsi nonostante le perdite del 2024 pone una domanda strategica più larga: quali organizzazioni simili, in altri teatri, stanno imparando dalla stessa lezione?
📌 Perché è importante La guerra con l'Iran sta creando una frattura inedita dentro la base elettorale di Trump. Il mondo degli influencer MAGA — che aveva costruito la sua identità sull'isolazionismo e sul rifiuto delle "guerre infinite" — si trova a sostenere un'amministrazione impegnata in un conflitto militare diretto. Battisti analizza quanto questa tensione sia già visibile e quanto Trump riesca ancora a gestirla. Per ora regge, ma il costo politico interno della guerra potrebbe diventare rilevante se il conflitto si prolungasse.
🔭 Da tenere d'occhio L'evoluzione del consenso interno americano alla guerra con l'Iran, specialmente tra gli elettori republicani. Una crepa nella base MAGA avrebbe conseguenze non solo politiche, ma anche sulla disponibilità dell'amministrazione a sostenere operazioni prolungate.
📌 Perché è importante Laura Fernández vince con il 48,3% — la percentuale più alta degli ultimi 32 anni — e porta in dote un programma di "mano dura" ispirato al modello del presidente salvadoregno Nayib Bukele: sospensione delle garanzie costituzionali nelle zone più colpite dalla criminalità, arresti senza mandato, carcere di massima sicurezza da 5.000 posti. Un Paese che era considerato un'isola di stabilità democratica in America Centrale risponde così a un tasso di omicidi record — 16,7 ogni 100.000 abitanti nel 2025 — alimentato dalla sua trasformazione da corridoio di transito a snodo logistico del narcotraffico internazionale.
🔭 Da tenere d'occhio Se Fernández riuscirà a ottenere la maggioranza parlamentare di 40 deputati necessaria per le riforme più radicali, e se il modello Bukele applicato in Costa Rica mostrerà gli stessi risultati del Salvador — o gli stessi costi per i diritti civili.

La domanda della settimana
Se una pace viene firmata ma nessuno dei firmatari la implementa davvero, vale ancora come punto di partenza — o è già diventata parte del problema? 

Il filo rosso - A cura di Pietro Costanzo
------
   La geopolitica si capisce meglio con un caffè in mano e qualcuno che la segue da anni. Se questo lavoro ti è utile, considera di sostenere il Caffè Geopolitico: ogni contributo tiene in vita la redazione e i suoi autori. 
------
Piattaforma dedicata ai soci e alle newsletter: https://ilcaffegeopolitico.memberful.com/
Commenti 0

Pubblica una risposta