Duemila miliardi per fare finta?

Il Filo Rosso | Newsletter settimanale de Il Caffè Geopolitico | 11-17 maggio 2026
Care lettrici, cari lettori,
la newsletter domenicale propone una lettura breve e strutturata, costruita attorno a un filo narrativo che collega i nostri articoli della settimana e aiuta a capire perché ciò che è successo conta e che cosa osservare per farsi una propria idea. Buona lettura!

Il segnale della settimana

Il 14 maggio, ad Aquisgrana, Mario Draghi ha ritirato il Premio Carlo Magno e ha detto una cosa semplice: per tenere il passo su difesa, energia e tecnologia, l'Europa ha bisogno di quasi 1.200 miliardi di euro l'anno in investimenti strategici aggiuntivi. Tre giorni dopo, a Bruxelles, si discuteva del nuovo bilancio pluriennale UE: 2.000 miliardi in sette anni, poco più dell'1% del PIL del continente. Il contrasto non è un dettaglio tecnico. È la misura esatta della distanza tra ciò che l'Europa sa di dover fare e ciò che i suoi governi sono disposti a decidere insieme. Non è una storia di cattiva volontà. È una storia di sistema — e di quanto costi non cambiarlo.
Gli europei alla prova del bilancio: investimenti strategici o inerzia?Di Paolo Pellegrini
I cambiamenti che stiamo vivendo richiedono visione strategica e investimenti ambiziosi, ma la discussione sul budget UE dei prossimi anni non sembra cogliere l’urgenza del momento.

Radar: cosa abbiamo studiato in questi giorni

Di Riccardo Di Leo
📌 Perché è importante Tra il 13 e il 14 aprile, nel Donetsk, una postazione russa si è arresa dopo un attacco condotto interamente da droni aerei e robot terrestri — senza un soldato ucraino in prima linea. Non è un episodio isolato: Kyiv ha creato una branca militare dedicata ai sistemi a pilotaggio remoto e punta a schierare oltre 25.000 robot terrestri entro fine 2026. La ragione è brutalmente semplice: mancano gli uomini. La tecnologia non è una scelta strategica, è una risposta a un'emergenza demografica e di logoramento.
🔭 Da tenere d'occhio Il costo dei droni intercettori ucraini scende sotto i 15.000 dollari, quello degli Shahed iraniani usati dalla Russia oscilla tra 30.000 e 50.000. Osservare se questa inversione della curva dei costi tenga nel tempo — e se l'industria della difesa europea riesca a standardizzare la produzione, riducendo la dipendenza dai componenti cinesi presenti nei robot attualmente impiegati.
Di Gabriele Rizzi Bastiani
📌 Perché è importante L'insurrezione jihadista a Cabo Delgado — che ha già prodotto 1,3 milioni di sfollati e oltre 6.200 morti — non nasce dall'ideologia ma dalla marginalizzazione. Gas naturale e rubini hanno arricchito il sottosuolo senza migliorare la vita delle comunità locali: i giovani vengono reclutati con la promessa di un lavoro, poi indottrinati e drogati. Il Ruanda, che tiene il fronte militare, ha legato la propria permanenza al finanziamento europeo. Bruxelles è dentro questo conflitto, anche se raramente se ne parla così.
🔭 Da tenere d'occhio La condizione posta da Kigali — finanziamento UE in cambio di presenza militare — apre una domanda più ampia su come l'Europa stia costruendo le proprie partnerships di sicurezza in Africa. Monitorare se questo schema diventi un modello replicabile o resti una soluzione contingente legata agli interessi ruandesi nella regione.
Di Michele Maresca
📌 Perché è importante La lista unitaria "Insieme" annunciata da Bennett e Lapid è la prima mossa strutturata dell'opposizione israeliana in vista delle elezioni 2026. Ma l'annuncio ha anche chiarito i limiti del fronte anti-Netanyahu: Eisenkot ha scelto di correre da solo, ponendo come condizione per qualsiasi alleanza il riconoscimento di Israele come "Stato ebraico" — una condizione che esclude di fatto la partecipazione dei partiti arabi. Nel frattempo, il Likud risponde con una campagna che agita lo spettro dell'alleanza con Ra'am, il partito arabo islamista che aveva sostenuto il governo Bennett nel 2021.
🔭 Da tenere d'occhio La frammentazione dell'opposizione israeliana è, paradossalmente, la principale risorsa di Netanyahu. Seguire come si posizionerà Lieberman e se i partiti arabi troveranno uno spazio autonomo credibile, oppure se la loro esclusione dall'equazione politica si consolidi come norma accettata.
Di Giorgio Fioravanti
📌 Perché è importante Il 7 maggio il partito di Nigel Farage è passato da 2 a 1.453 consiglieri locali. I Laburisti di Starmer hanno perso più della metà dei seggi. In Galles, per la prima volta in un secolo, i Labour non sono il primo partito. Non si tratta solo di un voto di protesta: il bipartitismo britannico — rimasto intatto attraverso Brexit, pandemia e crisi economica — si sta strutturalmente frantumando in un sistema a cinque forze. Starmer non si dimette, ma il suo progetto di riavvicinamento all'UE (il cosiddetto "Brexit reset") diventa politicamente molto più difficile da sostenere.
🔭 Da tenere d'occhio Il punto critico è il "UK-EU Reset Bill" che il governo Starmer sta preparando per armonizzare standard energetici, alimentari e ambientali con l'UE. Se Reform UK usa questo provvedimento come elemento identitario della propria campagna verso le elezioni del 2029, il riavvicinamento a Bruxelles potrebbe diventare il principale terreno di scontro politico britannico dei prossimi anni.
Di Filomena Ratto
📌 Perché è importante Dopo il crollo del regime di Assad nel dicembre 2024, Bruxelles ha riattivato l'accordo di cooperazione con Damasco del 1978 — congelato dal 2011 — e stanziato un pacchetto da 620 milioni di euro. Dietro c'è un calcolo preciso: presidiare la ricostruzione siriana per evitare che siano Turchia, Stati del Golfo o Cina a farlo al posto dell'Europa, contenere i flussi migratori prima che si formino, garantirsi un corridoio logistico tra Mediterraneo e Golfo Persico. La Siria come banco di prova di un'Europa che prova ad agire — per una volta — prima che la crisi arrivi alle porte.
🔭 Da tenere d'occhio La fragilità del governo di transizione guidato da Ahmad al-Sharaa è il vero rischio dell'investimento europeo. Osservare se Bruxelles riesce a condizionare i propri impegni a progressi concreti nelle istituzioni siriane — polizia, controllo del territorio, gestione delle tensioni settarie — oppure se l'urgenza geopolitica porta a sganciare i fondi indipendentemente dai risultati.

La domanda della settimana
Quando un governo sa che il bilancio non basta ma vota comunque per ridurlo, sta scegliendo — o sta solo rinviando la scelta a qualcun altro?
Il filo rosso - A cura di Pietro Costanzo
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      Draghi chiede 1.200 miliardi. Noi ci accontentiamo della tua quota: qualche euro al mese per tenere accesa l'analisi. 
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