La fine del calcio e l'ultimo Mondiale
World Coffee Cup - Il Mondiale non si è ancora concluso e già si può essere certi che verrà ricordato come uno dei più controversi di sempre. L’intervento diretto (e rivendicato!) da Trump per ottenere la sospensione della squalifica a Balogun ha suscitato sdegno in tutto il mondo. È difficile presentarla come un’edizione “di successo”, perché è ormai evidente quanto il Mondiale americano stia danneggiando il calcio.
La questione stadi è centrale. Il Mondiale americano è uno spot, spinto da una narrazione mediatica compiacente, per il nuovo modello di stadio, rigorosamente privato: non tanto un luogo dove guardare la partita, quanto uno spazio che offre “servizi” al cliente/consumatore. La FIFA dichiara numeri record di affluenza, ma si notano vistosi spazi vuoti sugli spalti. Secondo la Federazione, gli spettatori preferiscono guardare la partita dai numerosi schermi nei corridoi e nei bar interni allo stadio. È proprio ciò che la FIFA si augura: un gioco ridotto a côté secondario, un pubblico disposto a spendere cifre astronomiche per guardare la partita sugli schermi tra un acquisto e l’altro. Un modello “Super Bowl”, con tanto di half-time show e star hollywoodiane in tribuna, che, abolendo del tutto la distinzione tra stadio e centro commerciale, espelle tifosi e classi popolari.
Mettere in fila questi elementi permette di individuare i cambiamenti del calcio odierno: nel gioco, negli stadi, nel pubblico, nella logica e nelle priorità che ne guidano le Istituzioni. Cambiamenti che si traducono in una perdita di credibilità, quindi di attrattività. Paradossalmente, l’affanno nel cercare di trasformare questo sport in uno “show” riflette la realtà di un calcio che non emoziona più. Ed è la perdita di credibilità a rendere meno sorprendenti i sospetti esplosi dopo Argentina-Egitto intorno a presunti arbitraggi parziali e sorteggi favorevoli imputati a logiche di marketing. La speranza è che l’indignazione suscitata dai recenti episodi possa dissipare la coltre di ignavia e acquiescenza attorno alle contraddizioni di questo Mondiale.
Per chi rimane legato al declinante ideale romantico del calcio, bisogna aggrapparsi a sparuti baluardi di resistenza: le orgogliose prestazioni di Capo Verde, il gioco mai rinunciatario delle squadre africane (anche a loro stesso discapito), il fair play dei giocatori iraniani, il coraggio morale di Hossam Hassan.
Giovanni Tosi - Il Caffè Geopolitico
World Coffee Cup è lo speciale de Il Caffè Geopolitico dedicato al Mondiale FIFA 2026.
La nostra rubrica gratuita vi accompagnerà con approfondimenti per capire il Mondiale nordamericano e perché non sia solo un gioco.
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