La fine del calcio e l'ultimo Mondiale

World Coffee Cup - Il Mondiale non si è ancora concluso e già si può essere certi che verrà ricordato come uno dei più controversi di sempre. L’intervento diretto (e rivendicato!) da Trump per ottenere la sospensione della squalifica a Balogun ha suscitato sdegno in tutto il mondo. È difficile presentarla come un’edizione “di successo”, perché è ormai evidente quanto il Mondiale americano stia danneggiando il calcio.

Questa edizione è stata caratterizzata finora da una certa ritrosia dei partecipanti a denunciarne gli aspetti problematici, in netto contrasto con le prese di posizione esplicite viste ai Mondiali russo e qatariota. Le reazioni alla vicenda Balogun e alla genuflessione di Infantino sono state invece durissime. Questo indegno episodio offre l’occasione di capire come le numerose contraddizioni e storture del Mondiale siano sintomo di cambiamenti dentro e attorno al rettangolo di gioco. Da questo Mondiale sono state introdotte nuove regole (limite di tempo per le rimesse laterali e per i cambi, obbligo di uscire dal campo per ricevere cure mediche) per ridurre i tempi morti e rendere il gioco più dinamico. Stride però il contrasto con la novità più controversa: l’hydration break. Criticato da giocatori e allenatori, non risponde tanto a scrupoli sanitari, ma a interessi meramente economici. Inoltre, spezza e modifica il gioco, introducendo veri e propri time-out. Del resto, si assiste a partite molto tattiche, con squadre attendiste fino ai minuti finali: più di un terzo dei gol segnati finora nella fase ad eliminazione diretta è infatti arrivato dopo il 75°. Non certo un calcio spettacolare.

C’è poi quanto accade attorno al campo: un arbitro designato espulso dal Paese ospitante, ostacoli all’ingresso per alcune nazionali (che nel caso dell’Iran hanno raggiunto il parossismo) e per i loro tifosi, razzismo sugli spalti e nei controlli per entrare allo stadio. Situazioni senza precedenti, in una competizione sempre più esposta a logiche extra-sportive.

La questione stadi è centrale. Il Mondiale americano è uno spot, spinto da una narrazione mediatica compiacente, per il nuovo modello di stadio, rigorosamente privato: non tanto un luogo dove guardare la partita, quanto uno spazio che offre “servizi” al cliente/consumatore. La FIFA dichiara numeri record di affluenza, ma si notano vistosi spazi vuoti sugli spalti. Secondo la Federazione, gli spettatori preferiscono guardare la partita dai numerosi schermi nei corridoi e nei bar interni allo stadio. È proprio ciò che la FIFA si augura: un gioco ridotto a côté secondario, un pubblico disposto a spendere cifre astronomiche per guardare la partita sugli schermi tra un acquisto e l’altro. Un modello “Super Bowl”, con tanto di half-time show e star hollywoodiane in tribuna, che, abolendo del tutto la distinzione tra stadio e centro commerciale, espelle tifosi e classi popolari.

Mettere in fila questi elementi permette di individuare i cambiamenti del calcio odierno: nel gioco, negli stadi, nel pubblico, nella logica e nelle priorità che ne guidano le Istituzioni. Cambiamenti che si traducono in una perdita di credibilità, quindi di attrattività. Paradossalmente, l’affanno nel cercare di trasformare questo sport in uno “show” riflette la realtà di un calcio che non emoziona più. Ed è la perdita di credibilità a rendere meno sorprendenti i sospetti esplosi dopo Argentina-Egitto intorno a presunti arbitraggi parziali e sorteggi favorevoli imputati a logiche di marketing. La speranza è che l’indignazione suscitata dai recenti episodi possa dissipare la coltre di ignavia e acquiescenza attorno alle contraddizioni di questo Mondiale.

Per chi rimane legato al declinante ideale romantico del calcio, bisogna aggrapparsi a sparuti baluardi di resistenza: le orgogliose prestazioni di Capo Verde, il gioco mai rinunciatario delle squadre africane (anche a loro stesso discapito), il fair play dei giocatori iraniani, il coraggio morale di Hossam Hassan.

Giovanni Tosi - Il Caffè Geopolitico
World Coffee Cup è lo speciale de Il Caffè Geopolitico dedicato al Mondiale FIFA 2026.
La nostra
rubrica gratuita vi accompagnerà con approfondimenti per capire il Mondiale nordamericano e perché non sia solo un gioco.
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