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I disastri aerei di Washington e Philadelphia: il complottismo trumpiano come “first response”


Caffè Americano - I recenti incidenti aerei di Washington e Philadelphia sono stati sfruttati da Donald Trump per criticare i programmi DEI, ma hanno anche ispirato teorie complottistiche nell’area MAGA.

Cosa è successo

Il 29 gennaio un velivolo della American Airlines si è scontrato nei cieli di Washington con un elicottero Black Hawk dell’Esercito. Il disastro, senza sopravvissuti, ha attirato l’interesse dei complottisti, anche sulla scia dell’immediata strumentalizzazione da parte di Donald Trump. Il Presidente ha infatti attribuito la responsabilità dell’evento ai programmi Diversity, Equity, and Inclusion (DEI), i quali avrebbero privato le Forze Armate e la Federal Aviation Administration (FAA) di personale competente. Un secondo incidente aereo il 2 febbraio a Philadelphia ha poi amplificato la narrazione cospirazionistica.
 

Perché è importante

La reazione di Donald Trump ai disastri di Washington e Philadelphia è l’ennesimo esempio della sua strategia comunicativa e della volontà di mantenere costante la mobilitazione della base MAGA, anche tramite la disinformazione e la visione del complotto. In questo senso ogni occasione gli è utile per individuare presunti “nemici dell’America” e presentare la propria leadership come un baluardo contro le forze oscure che minaccerebbero il destino manifesto statunitense.  

Erano meglio gli UFO… 

In una vignetta  pubblicata al Times il 31 gennaio il fumettista Morten Morland ha ritratto il “first responder” Trump che intima ai soccorritori dell’incidente di Washington di lasciare a lui il compito di “incolpare qualcuno”. In effetti, poche ore dopo il disastro, con le operazioni di ricerca ancora in corso, il Presidente ha fornito sul social Truth la propria versione, lasciando intendere che la collisione nascondesse una scomoda verità. Secondo Trump la causa dell’accaduto sarebbe nelle politiche inclusive della FAA, i cui programmi DEI, imposti dai democratici, avrebbero favorito l’assunzione di operatori su criteri etnici e di genere, non per merito e competenza: “L’Amministrazione Biden, – si legge in un comunicato della Casa Bianca, – ha chiesto di reclutare individui con gravi disabilità intellettive” (falso). Contestualmente su X si è diffusa la voce che alla guida del Black Hawk ci fosse Jo Ellis, una pilota transessuale davvero esistente, che si sarebbe convertita all’ebraismo e avrebbe realizzato un’azione suicida spinta dalla depressione. Ellis, veterana della Guardia Nazionale della Virginia, ha dovuto smentire pubblicamente la notizia. All’origine delle fake news, oltre all’ostilità verso le politiche DEI, ha forse contribuito anche il fatto che il nome del terzo membro dell’equipaggio dell’elicottero, la capitana Rebecca Lobach, non sia stato divulgato subito, su richiesta della famiglia. Questa circostanza ha poi alimentato un’altra articolata teoria complottistica: il Black Hawk sarebbe stato hackerato per eliminare la stessa Lobach e lanciare un avvertimento ai suoi genitori, importanti ricercatori – nella realtà omonimi senza vincoli di parentela, – coinvolti nella creazione della Covid-19, una macchinazione della lobby ebraico-israeliana per colpire la “razza bianca europea”. Una seconda tendenza ha preso le mosse dalla presenza sull’aereo dell’American Airlines di alcuni noti pattinatori russi per ipotizzare che a bordo potessero esserci anche inviati del Cremlino con il compito di avviare il dialogo con l’Amministrazione Trump. Il deep state avrebbe quindi organizzato un attentato per ostacolare la distensione tra Washington e Mosca. Un ultimo gruppo di interpretazioni complottistiche, infine, attribuisce ai due incidenti significati esoterici, arrivando a sostenere che possa addirittura trattarsi di sacrifici preliminari a un grande rito occulto di massa che si svolgerà durante il SuperBowl tra Kansas City Chiefs e Philadelphia Eagles.

Beniamino Franceschini - Il Caffè Geopolitico
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